11/05/2006 ore 22:11
Categoria : attualità, società / Permalink




Nel 1987 in Italia si tennero 3 referendum, nessuno contro l’energia nucleare, ma uno per impedire che l’ENEL partecipasse alla realizzazione di impianti elettro-nucleari all’estero; un altro contro il potere del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) di stabilire le localizzazioni; il terzo contro le agevolazioni a comuni e regioni che ospitassero centrali. La partita si chiuse, grazie ad un elettorato impaurito dai pericoli della radioattività, e vittima dell’impatto emozionale scatenato da Chernobyl, con l’uscita “di fatto” dell’Italia dal nucleare. Infatti la moratoria nell’utilizzo di questa tecnologia (immediato effetto del referendum), si tradusse in pochi anni in una definitiva chiusura di tutti gli impianti in servizio, condannando l’Italia ad abbandonare una potenziale leadership nel campo del nucleare. Oggi occorre un sostanziale risveglio della popolazione ad un senso di realtà, e pertanto,il tema del nucleare deve essere seriamente riproposto sia a livello nazionale sia europeo. È importante notare come negli ultimi tempi si sia registrato un progressivo aumento dei cittadini favorevoli al nucleare; in un quadro che risente dei nuovi scenari internazionali, e dei ripetuti aumenti di prezzi del carburante, l’eccessiva dipendenza dai Paesi petroliferi è la prima motivazione dei favorevoli. Dipendenza dai Paesi petroliferi, e non solo! Si consideri, infatti, che l’Italia importa notevoli quantità di energia elettrica prodotta da centrali nucleari dalla Francia e dalla Svizzera (ma allora, al loro sviluppo nucleare, contribuiamo?). Gli stessi schieramenti politici sembrano convergere verso posizioni comuni sottolineando l’importanza della ricerca in questo campo. E allora come potrebbe avvenire un ipotetico ritorno al nucleare in Italia? C’è chi propone la riaccensione immediata delle vecchie centrali già esistenti, ma sembra poco probabile in conseguenza del deficit di competenze. Un’altra soluzione potrebbe essere la costruzione di centrali di nuova generazione - più sicure rispetto alle vecchie - tramite l’ausilio di tecnologia straniera. Ma la strada più razionale da seguire (anche se lunga), consiste nell’investire costantemente nel settore nucleare italiano, dalla ricerca all’ingegneria, con l’obbiettivo fondamentale di creare competenze qualificate; riacquisire esperienza partecipando a progetti stranieri; ed infine costruire centrali nucleari italiane con la nostra tecnologia e know how. In conclusione, gli aspetti che dividono e le differenze di opinione sul nucleare sono meno profonde di quel che sembrano. Probabilmente quel che manca oggi in Italia è soprattutto la capacità di dialogare e di sedersi costruttivamente tutti intorno ad un tavolo: istituzioni e cittadini.



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